Valerioventuri’s Weblog

maggio 11, 2008

Israele compie 60 anni: intervista a Rav Arbib

Filed under: attualità,cultura,europa/mondo,interviste,italia,politica — valerioventuri @ 1:43 pm
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per il secoloxix e liberal

MILANO. Israele compie sessant’anni. Decenni pieni di storia, intensi, pieni di problemi e di occasioni di gioia. Per Alfonso Arbib, rabbino capo della comunità milanese,è una celebrazione che “ha un significato importante; è la realizzazione di un sogno durato millenni: per tre volte al giorno, da migliaia di anni gli ebrei hanno chiesto il ritorno a Gerusalemme. Finalmente il nostro popolo, sempre dominato, in diaspora, ha potuto sviluppare la propria identità, la propria autonomia senza influenze esterne . E’ quindi questa una festa emotivamente, sentimentalmente, spiritualmente importante; importante anche per l’Europa e per il mondo interno. Tutti abbiamo un legame con Israele, che è un po’ il figlio di tante cose, di tutta una storia; è anche figlio della cultura, della storia del Vecchio Continente: è qui che si sviluppò il sionismo, e Israele è l’unico Stato nato per decisione dell’Onu.”
Eppure c’è, ancora oggi, chi critica questo fatto storico. A Torino si apre il Salone del libro, dedicato allo Stato degli ebrei, e alcuni contestatori bruciano le bandiere israeliane, mentre intellettuali di spicco propongono il boicottaggio dei libri di autori semiti…
“Credo che sia veramente vergognoso parlare di boicottaggio di libri e che ci siano bandiere bruciate; il rogo non simboleggia soltanto il fatto di non essere d’accordo col governo di Israele; la bandiera è il simbolo dell’identità nazionale, bruciarla significa negare questa identità, e ciò è molto grave. La cosa preoccupante, il problema fondamentale – come ha detto Napolitano – è che possa farsi strada la delegittimazione del diritto d’esistenza del nostro Stato; non certo la semplice critica politica, che è legittima. Perché poi c’è chi cerca di applicare, di mettere in pratica certe aberrazioni. Le minacce di distruzione e di morte non ci mancano: il ministro siriano ha detto che Israele ha 10 anni di vita: non sono quindi questioni solo teoriche. Il fatto poi che si parli di boicottaggio di libri è particolarmente preoccupante: ci sono richiami alla memoria che sono sgradevoli. In Europa sono stati anche bruciati, i nostri libri; non solo dai nazisti, ma anche in epoche precedenti – nel ‘500 ci fu il rogo del Talmud a Campo dei Fiori a Roma. Certe cose dovrebbero essere tabu, per chi dice di non essere razzista, di essere intellettuale.”
Esiste un antisemitismo diffuso e magari bipartisan?
“Sono convinto cdi no, almeno in Italia: la stragrande maggioranza dei connazionali sono istintivamente lontani dal razzismo; ma ci sono anche minoranze antisemite e violente che anche quando si mascherano si fanno sentire. Invece in Europa l’antisemitismo certamente c’è, non è scomparso: fa parte della storia del Vecchio Continente, viaggia nelle viscere, ed è difficilissimo sradicarlo. Credo sia importante riconoscerlo, perché ritorna più volte sotto spoglie diverse – a destra o a sinistra – ma con coincidenze inquietanti. Ci sono espressioni che ritornano quasi identiche: ad esempio il tema del boicottaggio dei libri ebraici, il tentativo di emarginazione, veri leit motif della nostra storia. Altra cosa è la demonizzazione del popolo ebraico: quando si riesce a farlo, la reazione violenta diventa giustificabile. La prima accusa di omicidio rituale e di complotto documentata è di 1000 anni fa; ancora oggi si continua a parlare di complotto ebraico; e si continua a farlo da parti politiche diverse . Occorre non abbassare la guardia.”
La politica italiana ha compiuto e sta compiendo uno sforzo credibile, in questo senso?
“C’è stato un netto miglioramento della politica italiana nella gestione del rapporto con la comunità e con Israele: la stragrande maggioranza delle forze politiche esprimono posizioni equilibrate, e credo che ciò sia fortemente positivo. D’altra parte sono cresciute in aggressività certi gruppi violenti. Ci sono equilibrio e progresso, ma al contempo l’affermazione di estremismi che vanno estromessi e isolati. Bisogna avere il coraggio di chiamare certe cose con il proprio nome, come ha fatto il Presidente della Repubblica in certi casi. Occorre parlare in modo chiaro di antisemitismo, quando c’è. Certamente non ogni dissenso è antisemita, e il dissenso è legittimo. Ma quando si vedono manifestazioni inquietanti è fondamentale denunciare. L’assuefazione a certi fenomeni, più che l’appoggio, è il vero problema.”
Lo Stato che compie dodici lustri non ha ancora risolto i problemi con la propria minoranza palestinese. Come crede sia giusto operare? Come crede debba operare la comunità internazionale?
“Difficile rispondere. Siamo davanti ad un contrasto uno di tipo territoriale ma anche culturale, con radici religiose. Il dialogo è complicato: si sono sedimentati rancori, odi,… Credo veramente ci possa essere un dialogo tra i due popoli, ma devono essere riconosciute le ragioni altro, certamente con l’aiuto internazionale. Ci vuole uno sforzo: non è facile per nessuno ascoltare le rivendicazioni degli altri, ma è fondamentale il riconoscimento reciproco del diritto di esistenza.”
L’ebraismo, le religioni, sono strumento di pace o di guerra?
“Non parlo delle religioni per principio, ma direi che certamente sono strumenti di pace. Il fatto è che bisogna evitare che la fede sia strumentalizzata politicamente; è da combattere ogni uso violento di essa. Non possiamo nasconderci che ciò non viene fatto. In certi casi bisogna avere la prontezza di condannare.”
Come a Torino, dove si celebra una festa e si assiste a scene di dissenso non democratico: “la fiera del libro doveva essere la celebrazione della nascita del nostro Stato. Mi auguro si riesca a fare una festa nonostante tutto, nonostante le tensioni. E’ giusto che sia una un momento di gioia che riguardi tutti, e non un momento di scontro.”
Valerio Venturi

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