Valerioventuri’s Weblog

maggio 11, 2008

Catastrofe in Birmania

Filed under: europa/mondo — valerioventuri @ 1:40 pm

 per il secoloxix

MILANO . La situazione non è buona, in Birmania. Il ciclone Nargis, che ha colpito diverse zone del Myanmar il 4 maggio, ha causato la morte di almeno 10mila persone e provocato ingenti danni materiali. Pochi giorni dopo il ciclone, la popolazione resta senza acqua potabile, cibo e ripari. E gli speculatori gettano pirite sul fuoco.

Per Medici Senza Frontiere è una vera emergenza. La Ong è presente nel territorio con alcuni progetti; il coordinamento è della sezione olandese. Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia, spiega che «la priorità assoluta è quella di garantire l’approvvigionamento di cibo, la fornitura di acqua e l’assicurazione di cure mediche ai feriti e a quanti necessitano di assistenza – come le donne incinte e i malati cronici. Le patologie più frequenti in queste prime fasi sono le infezioni respiratorie e le malattie diarroiche: colpiscono le fasce più vulnerabili della popolazione». Malanni banali ma fatali, che potrebbero trasformarsi in epidemie: «come fu per lo tsunami o per altre catastrofi di questo tipo, il rischio di epidemie, come il colera, è concreto: si può verificare se non ci sono aiuti adeguati. Al momento, le emergenze restano comunque quelle legate alla risposta di bisogni primari.»
Le èquipe sono operative a Yangoon, la città più grande del Myanmar; ma alcune squadre – composte anche da italiani: con loro si sta cercando di ristabilire contatti – sono in procinto di operare anche nelle zone più esterne, forse quelle maggiormente colpite dalla disgrazia. «Focus sulla regione occidentale, la più offesa», spiega Moschochoritis. «I nostri team stanno lavorando a 360 gradi: hanno iniziato a distribuire cibo, teli di plastica e pasticche di cloro per potabilizzare l’acqua. A Daala e a Twante, città con una popolazione totale di 300mila persone, abbiamo potuto constatare che l’80% delle case sono andate distrutte; alcune zone continuano a essere sotto un metro di acqua. Distribuiamo viveri, bevande e beni di prima necessità ad oltre 5mila persone, ma lo sforzo deve continuare.»
La catastrofe ha inasprito una situazione complicata: in Birmania, MSF assiste oltre 16mila pazienti colpiti da HIV/AIDS fornendo quintali di farmaci antiretrovirali: «Temiamo che alcuni di loro possano avere perso le scorte durante il ciclone; potrebbero non avere accesso alle cliniche e morire.» Ulteriore problema, il fatto che i ricoveri attrezzati per maternità, pediatria e malattie trasmissibili sono sovrappieni e super-utilizzati. «Nuclei familiari le cui case sono andate distrutte vivono qui o in strutture pubbliche che hanno resistito al ciclone, come pagode e scuole. Oltre alla carenza di spazi e mezzi, da dire che i prezzi degli alimenti, tra cui il riso, sono raddoppiati, negli ultimi giorni. La situazione è preoccupante per questa popolazione, che già viveva sotto la soglia della povertà prima del ciclone.» Contrastare la speculazione è un’altra tra le priorità.

MSF, la più grande organizzazione medico-umanitaria al mondo, insignita nel ’99 del Nobel per la Pace, investirà in cibo, medicinali, infrastrutture. La stessa azione, lo stesso film che si ripete ogni giorno in oltre 60 paesi del mondo. Lontano dall’Occidente, dove MSF opera per vittime di guerre, catastrofi ed epidemie.

Valerio Venturi

 

PARTE II

 

MILANO. In Birmania lo scenario resta drammatico. Ampie zone del delta dell’Irrawaddy sono ancora completamente sommerse, decine di migliaia gli sfollati; cadaveri di animali e uomini galleggiano nell’acqua sporca, portando il rischio di diffusione di epidemie tremendamente in alto. Oltre 50mila persone sono morte e disperse; i senzatetto sono un milione. La leader dell’opposizione al potere, Aung San Suu Kyi, ha chiesto l’intervento deciso di tutta la comunità internazionale; mentre sale la polemica sul mancato intervento del governo birmano, consapevole della sciagura ore in anticipo rispetto all’arrivo dell’uragano.
Intanto il mondo risponde. Il governo australiano è in prima linea: fornirà l’equivalente di 1,8 milioni di euro per aiuti immediati, divisi tra Ong umanitarie come Care, World Vision e Caritas, Onu e Unicef. Poi ci sono i paesi vicini, la Ue…

L’Italia contribuisce in media europea; un volo con aiuti di emergenza è partito da Brindisi per la Birmania con a bordo 25 tonnellate di aiuti e alcuni operatori umanitari. Tutte le Ong sono impegnate nella raccolta fondi e per l’invio di aiuti e volontari. Il problema è che nonostante il governo birmano abbia aperto il paese, a parole, agli aiuti internazionali, di fatto i tentativi di soccorso restano difficili, frenati dalla burocrazia e dalla disorganizzazione. Medici Senza Frontiere ieri ha inviato in tarda serata un aereo cargo con a bordo 40 tonnellate di aiuti di vario genere. Souheil Reiche, Head of MSF Operations in Yangoon, spiega che «nelle località rurali le persone si stanno arrangiando con quello che resta delle loro provviste e raccolgono bambù per ricostruire le case. Nelle zone di Twantey e Daala la gente si è raggruppata spontaneamente nei monasteri e nelle scuole, senza cibo e acqua potabile. Continuiamo a portare assistenza alla popolazione, soprattutto agli ammalati, cercando di espandere il nostro piano d’azione. Ad ogni modo è evidente che non abbiamo abbiamo mezzi e risorse umane a sufficienza per rispondere adeguatamente ai bisogni della gente. E’ importante, essenziale che sian concessi i visti d’emergenza in poche ore, e che almeno le navi di ricovero possano avere i permessi di navigazione per accedere nel paese.»

Kostas Moschochoritis direttore generale di MSF Italia, spiega il contributo che lo staff coordinato dalla Reiche sta dando nella periferia di Yangoon: «i nostri operatori stanno distribuendo teli di plastica, contenitori per l’acqua e gasolio per le pompe d’acqua. Ieri abbiamo distribuito scorte alimentari sufficienti per una settimana a mille persone nella regione di Twantey. La malaria e la dengue sono prevalenti quindi stiamo distribuendo anche delle zanzariere. Nelle città la situazione è preoccupante poiché le scorte alimentari si stanno esaurendo e il prezzo del riso è già triplicato. Manca l’acqua potabile. Dopo l’appello del governo per un’assistenza internazionale, chiediamo che vengano concessi i visti di emergenza e che gli aiuti possano giungere nel paese al più presto. Ci sono equipe di MSF in attesa da due giorni dei permessi necessari per potere entrare nel paese e portare assistenza.» Sono squadre attrezzate che potrebbero salvare vite. L’assistenza rimane complessa: gli abitanti delle zone rurali si stanno radunando in maniera spontanea in molti posti; «il fatto rappresenta una sfida alla possibilità di portare un’assistenza appropriata.» La scommessa è accettata, sempre che le istituzioni birmane si facciano aiutare.

Valerio Venturi

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