Valerioventuri’s Weblog

aprile 3, 2008

L’Iran al voto, parla Rafat

Filed under: attualità,europa/mondo,interviste,politica — valerioventuri @ 6:30 pm

Milano – I risultati delle elezioni non cambieranno l’Iran. Pronto a controfirmare il giornalista Ahmad Rafat, vicedirettore di AdnKronos Intenational, iraniano ed esperto di Medioriente. Il peccato originale sta nel fatto che il Consiglio dei Guardiani – sei clerici e legali che per costituzione si occupano della supervisione delle votazioni secondo i dettami della Rivoluzione Islamica – ha rifiutato il 99% delle candidature, eliminando i riformisti dalla contesa; la popolazione ha risposto con pigra partecipazione, votando chi c’era. Ahmadinejad ha avuto il suo primo test ‘indiretto’ dopo 17 mesi di mandato.

«I riformisti, anche fossero andati tutti al Parlamento avrebbero raggiunto il 40% delle preferenze. Non si può dire, insomma, che sono state elezioni vere. Non ci sono elezioni dove non si può competere. Questo non è stato piuttosto uno scontro tra i due fronti conservatori contrapposti.»

… ‘Primarie’, sondaggi di gradimento per il governo?

«…Una sorta di pre-elezioni alle presidenziali del 2009, importanti però per Ahmadinejad. Nel 2005, dopo che si è insediato, si sono creati due tronconi nel partito: i suoi sostenitori come il negoziatore atomico ed il sindaco di Teheran con altre liste. …Ahmadinejad non avrà vita facile: ci sono critici della sua politica economica e coloro che pensano già al prossimo anno.»

I mutamenti grossi si vedranno nel futuro prossimo?

«Non credo in grandi cose, per ora, e in ambito politico in generale. La differenza tra non riformisti, pro-Presidente o anti-Presidente, c’è però nei modi: il dibattito – non sulla disoccupazione, sull’inflazione galoppante – è su come potare avanti gli obiettivi strategici interni e internazionali. Nell’affermare il diritto al nucleare, ad esempio, il leader dei moderati, che ha esperienze internazionali, usa un linguaggio comprensibile e non offensivo; Ahmainejad, che non è mai uscito dal Paese, si fa percepire dai quartieri bassi ma non dalla classe media. C’è differenza nel sistema di presentare le cose. I primi pensano che nel mondo moderno, per realizzare i veri obiettivi islamici, bisogna carpire l’Occidente; Ahmadinejad crede in mezzi e linguaggi di quattro secoli fa. Questa è una sintesi della dialettica interna che coinvolge la classe dirigente. E’ indubbio che certi schemi hanno isolato il Paese.»

Gli iraniani auspicano un miglioramento?

«I destini dell’Iran non dipendono da queste consultazioni: è indifferente chi vince; la lotta per un mutamento non è parlamentare da anni: si svolge nelle piazze. Le sorti non si scelgono con la politica, ma con l’azione della società civile, spesso consapevole, in crescita. E’ la più avanzata nel Medioriemte e riuscirà, prima o poi, a imporre le regole ad un regime visibilmente in crisi, fuori e dentro.»

Quali sono le principali cause di malcontento tra la cittadinanza?

«Contano in primis i problemi economici. C’è surplus petrolifero ma non c’è investimento, solo distribuzione pura. Che può bastare per alleviare il dolore, ma non risolve il male; il governo non crea lavoro ma non si muore di fame. …Poi pesano le sanzioni internazionali: il sistema bancario è saltato, non si hanno partner neanche tra Emirati o Cina. Infine la campagna di moralizzazione: sta logorando i rapporti tra cittadinanza e potere. La massima autorità religiosa d’opposizione ha detto che il governo sembra voglia distruggersi.»

Che rapporto c’è tra iraniani e Islam? Che ruolo gioca la religione?
«E’ un rapporto strano: fino al ‘79 il nostro era il paese più laico del mondo musulmano, ora è apparentemente islamico. Ma secondo il governo – lo dicono i dati delle statistiche e degli arresti per il non rispetto degli usi e costumi – la nostra nazione ha due facce: quella privata e quella pubblica, una laica e l’altra religiosa. Kadivar diceva che prima della Rivoluzione la gente pregava nelle case e si divertiva nelle piazze; ora succede il contrario.»

Ibrahim Nabavi disse che per la doppia ‘moralità’ gli iraniani assomigliano agli italiani…

«Ha detto molto bene: gli italiani in Iran sono sempre stupefatti dalla quantità di alcol che consumano gli iraniani, dalle scollature che vedono alle feste, dei rapporti tra uomo e donna…. Dentro le case c’è un liberalismo difficile da trovare nel Belpaese. Ma al lavoro sono tutti morigerati perché costretti dal regime: bisogna essere costumati per forza.»

Valerio Venturi

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