Valerioventuri’s Weblog

marzo 16, 2008

Valladares, l’esule cubano

Filed under: cultura,europa/mondo,interviste,politica — valerioventuri @ 12:08 pm

MILANO. Armando Valladares scontò ventidue anni nelle carceri politiche di Fidel Castro:aveva espresso idee contrarie al marxismo-leninismo. Prigioniero ribelle di profonde convinzioni cristiane e democratiche, rifiutò i piani di riabilitazione del regime comunista e pagò con brutali rappresaglie, isolamento e manganellate. Ne parla nel suo ultimo libro “Contro ogni speranza, 22 anni nel gulag delle Americhe” (Spirali). Spera che le cose nel suo Paese cambino, ma è scettico. Le prigioni cubane, dice, sono ancora piene di dissidenti, e Raul non è certo un democratico. A Valladares, con Castro vivo e vegeto, andò male: gli furono negati gli alimenti per quarantasei giorni; finì sulla sedia a rotelle e ci rimase per otto anni. I suoi parenti furono puniti. Riuscì a riprendersi grazie all’aiuto della comunità internazionale: Amnesty International lo prese in adozione come prisionero de conciencia. Governanti, intellettuali e stampa di tutte le parti del mondo occidentale chiesero la sua libertà; nel 1982 il presidente francese François Mitterrand riuscì a strappare la sua libertà. Riprese l’attività, iniziò a ricoprire incarichi diplomatici presso le Nazioni Unite ricevendo prestigiosi riconoscimenti; quindi ha fondato diverse organizzazioni internazionali ed iniziato a scrivere libri, articoli e dibattiti in tutto il mondo.Di che cosa parla il suo ultimo “Contro ogni speranza”?

«Il libro parla delle mie memorie durante la prigione grande di Cuba, 22 anni che scontai con difficoltà. Ma è una storia lunga; narra della tortura, del campo di concentramento, del lavoro forzato: passai dalle quattro prigioni più dure: a Santiago, Havana…In tutte le carceri di maggiore sicurezza.»

Lei è in esilio, sono passati gli anni ma la situazione per la repressione rimane la stessa?«Continua la repressione, la tortura, l’isolamento nelle prigioni; se un prigioniero si comporta male per  il regime, starà per anni in una cella buia, a subire come me torture umilianti, costretto magari a dormire sulle propria feci.»L’avvento di Raul, che apre a pc e televisori, non offre spazio alla speranza?

«Mi da molta pena che molti giornalisti pensino che dopo cinquanta anni di Fidel Castro basti avere una tv in bianco e nero per cambiare le cose. Questo non è certo un cambiamento, non è una riforma ma una bufala, una presa in giro: la verità è che non è cambiato nulla, si tratta solo di un passaggio di dittatori. Poi… La storia di questi pc che si vendono, che si possono usare: c’è da dire che il computer si compra in valuta e uno deve lavorare tre, quattro anni per averlo se non si ricevono soldi dall’esterno. E comunque non si può usare internet.»

Cosa si auspica, allora?«La unica possibilità è la morte di Fidel Castro , sono convinto. E che i dissidenti facciano come in Romania e Cecoslovacchia, posti dove prima tutti dicevano ‘w il presidente’ e poi quando uno ha detto ‘abbasso il presidente’ è partita la rivoluzione. Comunque ci sarebbe una forte repressione, anche ci fosse una ribellione. Basti pensare che circa tre settimane fa Cuba ha firmato, costretta, accordi con le Nazioni Unite sul rispetto dei diritti umani, civili, economici e politici e che una settimana dopo questi accordi sono stati rinnegati nei fatti. Al centro di Havana dieci dissidenti – tra cui due malati, uno scarcerato da tre mesi – erano a distribuire volantini con la dichiarazione dei diritti umani e sono stati colpiti, arrestati; anche le persone che prendevano volantini sono state minacciate. È troppo ingenuo pensare che una dittatura, sia di destra, sia di sinistra, possa rispettare i diritti umani.»Che cosa dovrebbe fare la comunità internazionale?«Dovrebbe essere legittimato l’esilio: occorre cancellare questo episodio della storia, il nostro è l’unico esilio non legittimato e la comunità internazionale potrebbe operare per questo. Sono cattolico convinto, grazie alla fede sono uscito da ogni infermo. Ma anche il cardinale Bertone è andato a legittimare Rual, in un momento in cui si sperava che molti investissero sul vero cambiamento.»

La verità, dice, è che a Cuba le cose non vanno bene…

«Tutti gli esuli dicono le stesse cose perché è una realtà evidente. L’opinione pubblica non può capire certe cose, se non ha vissuto, come me, nel gulag di Castro per anni e anni.»

Valerio Venturi

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