Valerioventuri’s Weblog

marzo 16, 2008

Scaramella e i lati ‘b’ dell’Italia: intervista a Orlando

Filed under: interviste,italia,politica — valerioventuri @ 12:10 pm

MILANO. Sandro Orlando, autore per Chiarelettere de “la Repubblica del Ricatto”, sospetta che l’Italia abbia sovranità limitata: se non altro perché la sua storia è fatta di chiaroscuri, di vicende non chiarite – ma continue – in cui hanno giocato un ruolo importante i servizi segreti.

La vicenda Abu Omar rientra nella casistica. Lo snodo centrale è la questione del segreto di Stato.

«C’è stata ambiguità sul questo concetto, sempre invocato in modo arbitrario, equivoco. Nello specifico, il governo ha contraddetto Pollari più volte; concordo quindi con il modo di vedere del Gip. Si gioca tutto sui dettagli, sulle dispute da azzeccagarbugli; ma il fatto è che tale modalità andrebbe regolamentata. Il peccato originale sta in una riforma del ’94 del governo Berlusconi, che ha sottratto i servizi dall’esame del Parlamento, affidandoli ad una sorta di autocontrollo. Gli organismi di verifica sono stati spesso tenuti all’oscuro su certe attività. …E’ un’eredità della guerra fredda, quando il Sifar dipendeva dalla Cia.»

C’è quindi ancora spazio per i ‘lati b’ della storia?

«Gherardo Colombo nel ‘98 dice che sembra che per entrare in politica, da noi, bisogna essere ricattabili; non a caso nessuno, a destra o a sinistra, ha mai provato a fare piazza pulita di certe ambiguità Troppe questioni rimangono oscure. Anche i casi De Magitris e Forleo entrano nel discorso: nel primo c’è stata irritualità totale della procedura, sono stati introdotti capi di reato in modo goffo e rivolgendosi al destinatario sbagliato; De Magistris ha fatto errori, cose abusive… Anche l’indotto può indurre in errore; ma su certe cose c’è ingenuità o altro?»

Torniamo a Omar…

«Nella vicenda colpisce che la difesa di Pollari è stata un attacco: quando è stato scoperto l’archivio di via Nazionale, ha chiesto di essere liberato dal segreto di Stato per parlare degli ultimi anni di attività dei servizi: i suoi messaggi sono stati ricevuti come una minaccia da Palazzo Chigi. Qualcuno disse: ‘andiamo a vedere cosa abbiamo fatto’, ci sono questioni aperte come la vicenda di Ilaria Alpi … Ma è rimasta lettera morta.»

I servizi stranieri hanno ruolo attivo in Italia?

«Sono operativi, e la dinamica Omar lo dimostra bene: diciannove persone hanno agito a mezzogiorno, a Milano, utilizzando carte di credito, auto a nolo, senza la preoccupazione di identificazione; Scaramella aveva interlocutori alla Cia; tra Telecom, Cia e francesi c’era uno scambio di favori consolidato. Poi un nome: gladio…»

Avevamo il P.c. più importante d’Occidente, ma ora?

«Il baricentro si è spostato verso Russia e Cina; l’Italia è diventata più irrilevante, ma ha una posizione utile dal punto di vista strategico. Le strutture non sono state smantellate: ancora all’inizio del 2000 la centrale Telecom di Palermo era di interesse Usa: volevano intercettare le telefonate nel Mediterraneo. Ad ogni modo è anomalo che continui a esserci tutta questo attenzione.»

Ora cosa accadrà al processo?

«Spero si faccia luce su moventi, mandanti, finalità. Non trovo risposte come su molte altre questioni: il sottoscala romano dove vennero trovati fascicoli di 3 milioni di italiani nei ‘50 e ‘60; l’archivio alla Giovine Italia nel ’95. …Dieci anni dopo è lo stesso film, più articolato e complesso. Il rischio è che con il patteggiamento dei principali imputati– Tavaroli, Pollari, Pompa – tutto venga archiviato senza che si giunga alla verità, con la conservazione, però, di metodi e linguaggi degli ultimi 40 anni.»

Valerio Venturi

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