Valerioventuri’s Weblog

gennaio 17, 2008

Bush in Israele: parola ai giornalisti israeliani e palestinesi

Filed under: attualità,europa/mondo,interviste,politica — valerioventuri @ 5:20 pm

per il secolo xix

Milano – Bush incontra Abu Mazen a Ramallah e si dice «fiducioso che uno stato palestinese possa nascere presto.» Ma nelle terre che incorniciano Geusalemme lo scetticismo prevale. Porta aperte alla speranza, comunque. Amina Odeh, giornalista palestinese esperta in diritti umani, prova a spiegarci la prospettiva dei suoi ‘compaesani senza paese’: «Bush jr. non è il primo presidente americano che viene in visita qui, prima ci sono stati Clinton e Carter. Quindi considero questo incontro come gli altri. Rimangono molti problemi da risolvere: il muro, l’acqua come risorsa, Gerusalemme, le frontiere, i rifugiati e i prigionieri, gli insediamenti dei coloni….Certo, è benvenuta ogni iniziativa che miri alla creazione di uno Stato Palestinese indipendente, come è peraltro stabilito dalle risoluzioni delle Nazioni Unite….Bush da tempo parla della sua visione riguardo alla creazione di uno Stato palestinese; sentiamo sempre le stesse cose, ma per ora non ci sono stati progressi. Parlare non è abbastanza , non è come prendere impegni. Poi ha cercato di evitare il ricordo di Arafat, nostro storico leader: non sarebbe stato più saggio rispettare i sentimenti popolari? …La cosa più urgente, in tutti i casi, rimane la considerazione di cosa succede sul territorio: credo per ciò che la pace nel Medioriente debba essere fatta con il supporto indispensabile dell’Onu.» Mentre si aspetta la costituzione di una Palestina riconosciuta dagli israeliani «è necessario creare, in tempi stretti, misure di salvaguardia e di sicurezza per il benessere del popolo. Non ci sono problemi con nessuno dei coadiuvanti il dialogo, cioè con americani e europei; ma vorrei che Bush avanzasse proposte concrete, in primis, per risolvere la questione dei coloni. Sarei fiera di lui se lo facesse, ed anche se tenesse sempre aperta la porta tra le due parti che negoziano.» Infatti si è sempre sul filo del rasoio. «Occorrerà tempo per chiudere le questioni aperte. Serve la massima attenzione. Ma rimane bene accetta ogni delegazione Usa che possa aiutarci, che lavori per il ritiro dell’occupazione israeliana, per fermare la violenza e la privazione dei diritti umani – tematiche che spesso diventano taboo a causa di veti incrociati. Vorrei sentire che lo Stato Palestinese sarà realtà nei prossimi anni: sarebbe un obiettivo centrato. Forse non succederà durante l’epoca Bush, che si chiude nel 2008. Magari nel prossimo anno? »

Tutto sommato è quello che si augurano anche alcuni israeliani. Una minoranza, forse. Yaron Frost è ‘deputy editor’ di Yedoth Ahronoth, primo quotidiano israeliano. Suona l’altra campana. Indipendentemente dalle risoluzioni Onu e dagli interventi Usa, dice, è a livello di popoli che deve crescere il sostegno. Troppo spesso israeliani e palestinesi non comunicano e non ascoltano le ragioni dell’altro. Lo ha spiegato al convegno internazionale per la Pace in Medioriente organizzato dalla Fondazione Peres e dal Museo Picasso di Malaga. Presenti giornalisti e adolescenti da tutti i paesi dell’area del Mediterraneo. Scopo dell’iniziativa: favorire la cooperazione, la comunicazione e il rispetto. «Niente è più importante. Purtroppo molti israeliani, ad esempio, non si interrogano sulle condizioni di vita difficili dei palestinesi. Come è vero che per ogni rivendicazione o lamentela dei palestinesi, si può contrapporre il punto di vista, anche questo legittimo, del mio popolo. ….Bisogna andare avanti.» Il rischio è di tornare sempre indietro. La speranza in una nuova stagione di pace, magari global, è però più forte.

Valerio Venturi

                                                                               

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