Valerioventuri’s Weblog

novembre 28, 2007

Bpi rende 94 milioni allo Stato. Ma il Procuratore frena la Forleo

Filed under: attualità,italia,politica — valerioventuri @ 12:09 pm

per il secoloxix, ilfattonline.com

Milano – “El fà el mesté del Michelas: Mangià, Bev e andà a spass”. A Lodi si dice di chi ha i soldi e se la gode. Chissà se Giampiero Fiorani, di Codogno come le mele, conosce questo detto della ‘sua’ Bassa. Di sicuro ora è costretto a tenere un profilo più basso. Una volta tanto lo Stato incassa: ben 94,2 milioni di euro. Un mare di denaro che giunge direttamente dalle casse della Bpi: una ‘cassaforte’, secondo gli investigatori, usata i questi anni con troppa disinvoltura dal finanziere, che avrebbe alimentato le sue speculazioni illecite con i soldi dei correntisti. E non solo. La decisione è stata presa dal gip milanese Clementina Forleo nell’ambito dell’inchiesta sulla fallita scalata ad Antonveneta. Lady-giustizia è andata avanti, come sempre senza timore, anche se è notizia di oggi che il Procuratore della Repubblica gli ha intimato l’alt sull’uso delle intercettazioni per la vicenda Unipol. Comunque…I denari, confiscati dalla Guardia di Finanza su disposizione del giudice meneghino, sono stati ritirati da uno staff composto da esponenti del nucleo valutario e da membri della procura. L’èquipe è tornata nella capitale lombarda con le borse gonfie. L’ingente somma incassata ieri era già stata messa a disposizione nei mesi scorsi dalla Banca Popolare di Lodi e Bpl Suisse, coinvolti nell’inchiesta in base alle legge 231 del 2001: avevano scelto di patteggiare il pagamento per gli illeciti contestati all’ex amministratore delegato Gianpiero Fiorani e agli altri indagati. Ad ogni modo, questo è solo l’ultimo atto della vicenda giudiziaria che riguarda le gesta dei ‘furbetti del quartierino’. Il processo in questione vede sul banco degli imputati l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, Fiorani, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, l’ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte e altre 64 persone oggetto di richieste di rinvio a giudizio da parte della Procura. Tra di loro alcuni ‘vip’ come l’immobiliarista romano Stefano Ricucci e il senatore di Forza Italia Luigi Grillo. Il giudizio è stato chiesto anche per otto società: Bpi, Unipol, Magiste, Nuova Parva, Fingruppo, Finpaco, GP Finanziaria e Trical Plaza. Tutti coinvolti nel pantano dei capitalisti ‘di rapina’. Le ipotesi di reato per i diversi indagati sono varie. Si va dall’associazione per delinquere all’aggiotaggio; quindi insider trading, ostacolo all’attività di vigilanza, abuso di informazioni privilegiate e appropriazione indebita. Al numero iniziale di 84 indagati nell’avviso di chiusura indagini vanno sottratte inoltre 11 richieste di archiviazioni e cinque richieste di patteggiamento per indagati «minori». Anche se la partita non è finita, non si può dire sia un buon momento per i ‘capitani coraggiosi’. Coppola sta male, Ricucci è sparito e la Falchi lo ha mollato, di Consorte si parla poco. Fiorani sempre stato ottimista; probabilmente avrà preso meglio del previsto la ‘stangata’ decisa dal giudice Forleo. Coprono le banche. Spiegò: “i soldi sono come le unghie, ricrescono”. L’ottimismo Ricucci aveva raggiunto il clou in estate: venne fotografato in Sardegna con Lele Mora, versione glamour. L’idea? Promuoversi come personaggio-tv: “Con la mia esperienza e le mie competenze, mi vedo in una trasmissione utile a spiegare agli italiani come non farsi fregare dalle banche e dalle assicurazioni”. L’amministratore però non ha sfondato, e come Moggi vaga cercando di parare i colpi e di ricostruirsi un posto. I suoi problemi con la giustizia presero il via nel dicembre del 2005, quando venne arrestato per associazione a delinquere, aggiotaggio e appropriazione indebita. Iscritto nel registro degli indagati da maggio, Fiorani aggravò la sua posizione spostando soldi all’estero e costituendo un trust che fungesse da riparo contro le conseguenze economiche e finanziarie dell’inchiesta. Dopo il soggiorno a San Vittore, nell’aprile del 2006 ha ottenuto domiciliari, iniziando a fornire elementi utili alle indagini. Il mestiere di Michelas non lo fa più.

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