Valerioventuri’s Weblog

settembre 27, 2007

Chi finanzia le moschee? Il caso genovese

Filed under: attualità,italia,politica — valerioventuri @ 12:24 pm

pubblicato su il secolo xix

Milano – Il proprietario della Moschea di Genova non convince la ‘sindachessa’ della Superba, che impone una pausa di riflessione e chiede accertamenti ad Amato. Paranoia antiislamica o timori legittimi? Chiedere informazioni sulla Ali-Waqf Al-Islami, (Ente di gestione dei beni islamici in Italia) con sede in via Cassanese a Segrate, non è però cosa stupida. Perché la moschea di via Coronata ha dietro un ente che «complessivamente ha investito circa 2 milioni di euro per l’acquisto di 13 luoghi di culto», scrive Magdi Allam sul Corriere della Sera. Un piccolo gigante, che ha iniziato la sua attività nello Stivale nell’89 con l’acquisto di un capannone industriale dove è sorta la moschea di Segrate: famosa sede dove opera l’imam Ali Abu Shwaima, araldo della (per lui) sicura islamizzazione del Belpaese. Capire qualcosa di più su Al-Waqf – termine arabo con cui si indica un bene di ‘manomorta’, ossia una fondazione pia musulmana – è avventurarsi in vicende intricate.
In Italia fa capo a un dentista siriano, qui da oltre trent’anni, che si chiama Mohamed Kabakabji. E’ il vicepresidente del Consiglio di amministrazione nazionale dell’Ucoii. Primo tassello: la Ali-Waqf è quindi collegata all’Ucoii. E l’Ucoii è una realtà controversa, entrata a far parte della Consulta non senza fatica; ad alcuni osservatori piace poco. Scrive Introvigne sul sito del Cesnur: «emerge come la realtà musulmana italiana più diffusa e radicata sul territorio, con una forte influenza dei Fratelli musulmani». Il secondo tassello è allora quello dei ‘Fratelli musulmani’, organizzazione internazionale in odore di estremismo. Wahabiti, riformatori della religione, sono considerati i ‘duri e puri’ dell’islam. Qualcuno teorizza che siano collegati con ‘Al Quaeda’.
Le cronache menzionano la Al-Waqf in relazione alla costruzione di nuove moschee nell’Europa dell’est. Si parlò allora di finanziamenti misteriosi, del saudita Mufti Sali; Abdulrahim Taha, rappresentante della Fondazione in Bulgaria, fu espulso dal paese; la Al-Waqf ha la propria sede europea in Olanda, Eindhoven, e anche lì sembra che i servizi segreti la tengano sott’occhio.
In Italia, la Fondazione è nota più che altro ai leghisti: La Padania ne ha scritto, il consigliere Veneto Caner è arrivato a chiedere che la sede di Treviso venisse «cancellata dal registro regionale delle associazioni di promozione sociale a seguito delle ripetute sentenze di condanna emesse nei sui confronti.».
Ma dalla Al-Waqf si difendono. Spiega Kabakabji: «non ho seguito la questione di Genova, ma come riflessione generale rilevo che praticamente non esiste un luogo dove non maturino polemiche. E’ il segno di un clima politico indegno. Che Italia troverà mia figlia, di 4 anni, se non è garantito un diritto costituzionale? La nostra è una realtà privata, fu fondata dai primi immigrati venuti qui. E’ tutto registrato, ci sono atti pubblici – fiscali, di registrazione – non c’è nulla di segreto. …Comunque non spetta ai musulmani far rispettare la legge. Il sindaco deve verificare che tutto sia in ordine, poi deve dare una risposta. I genovesi devono avere fiducia nelle istituzioni; la nostra comunità nella città è tra le più antiche d’Italia, saprà trovare il modo per dialogare. Il problema è che spesso certi argomenti sono pretestuosi.» Non esistono finanziamenti esteri sospetti? «I musulmani che sono qui ne hanno abbastanza dei loro paesi. I soldi che abbiamo derivano da autotassazioni, raccolte anonime; le cifre che girano non possono destare preoccupazione. Tra l’altro, l’unica moschea ufficiale in Italia è quella di Roma, finanziata ufficialmente da paesi esteri.» Se si solleva il timore che le i centri islamici divengano luoghi di istigazione all’estremismo, Kabakabji afferma: «il mio è il punto di vista di un immigrato cresciuto qui; ho una visione libera, la sala non si usa in modo assiduo, ma secondo le dinamiche spirituali, che prevedono alti e bassi.»
Le perplessità, però, non scemano. Abu-Bakr Moretta, responsabile ligure della moderata Coreis: «come dice la Vincenzi non è il diritto di poter pregare – che non è cosa negata – in discussione; è che non si capisce chi gestisce le moschee. Qui c’è l’Ucoii e quindi ci sono delle perplessità. La democrazia prevede che si debba avere relazioni con tutti; ma è giusto distinguere certe derive che a volte si dissimulano in veste moderata. Oltre alla gestione, è un problema di ordine pubblico: la moschea deve essere eretta in armonia al contesto sociale d’appartenenza. Non bisogna farla a tutti i costi; ci deve essere un’ordine. E solo il rispetto delle leggi e della cultura italiana sono il fondamento per una sana e costruttiva integrazione.»

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