Valerioventuri’s Weblog

giugno 22, 2007

La Maturità di Federico Moccia: «Temi difficili chissà se me la sarei cavata»

Filed under: cultura,interviste,italia — valerioventuri @ 10:23 am

Giugno 22nd, 2007

pubblicata su il secolo xix

L’autore di “Tre metri sopra il cielo” ricorda il suo esame di maturità, di Valerio Venturi (da il secolo xix)

Milano. La “matura”? Anche Federico Moccia c’è passato. L’autore di “Tre metri sopra il cielo” e di altri best-seller nazionali, prima di scrivere romanzi ha studiato al Liceo classico di via Flaminia, a Roma.

Scommette che se avesse dovuto fare la maturità oggi, non avrebbe avuto vita facile. La versione di Seneca da tradurre magari non era così complicata; ma i temi d’italiano: Dante, il villaggio globale? Mica una passeggiata.

«Quando ho sentito i titoli mi sono sembrati molto complicati. Più di quelli che erano capitati a me. Eppure mi ha sorpreso vedere i ragazzi, nelle interviste al tg, dire “è stato semplice”. La proposta su Dante – che magari l’hanno fatta in pochi – quella d’attualità sul villaggio globale?Li hanno affrontati con molta sicurezza. Evidentemente i ragazzi sono cambiati rispetto a noi».

Come sono stati i momenti da maturando di Federico Moccia?

«Sinceramente, me li ricordo come giorni molto divertenti. Io facevo il Liceo classico di via Flaminia, ma allora la frequentazione era la più diversa. Ci eravamo preparati in gruppo, io, Guido e gli altri miei amici. Eravamo sempre a casa di uno o dell’altro, e anche se era un momento “drammatico” siamo stati bene. L’ultimo di noi aveva l’orale il 22; poi, l’avevamo programmato, saremmo partiti per un viaggio in Grecia. Un mese in otto, con un camper e una Panda. Sapevamo dell’ultimo termine, c’era un po’ di preoccupazione, ma credevamo che l’avremmo svangata, c’era la prospettiva di periodo senza problemi».

Ma non aveva qualche timore, qualche materia in cui era “deboluccio”, per la quale dovesse preoccuparsi?

«La mia bestia nera era matematica, un vero incubo. Nella mia classe ci davano i compiti diversificati di quattro in quattro, per non farci copiare. Ma io ero nel banco con uno bravissimo che faceva anche il mio compito. Sono passati tanti anni, ora posso dirlo. Così, io prendevo 8 e lui prendeva 6 e mezzo perché non aveva avuto il tempo di finire bene il suo».

E’ stato un buon periodo, per lei?

«Anche se ci sono stati dei 4, delle note, sono stati momenti bellissimi, e il successo che ho avuto deriva anche da quegli anni. Le esperienze insegnano inevitabilmente».

Anche quando si prendono brutti voti o non si passano le prove?

«Certo. Poi? E’ una citazione un po’ banale, ma il vecchio detto del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è semplice e saggio: bisogna prendere il lato migliore delle cose. E la scuola è una passeggiata, rispetto a quello che può succedere dopo».

Le incertezze, gli amici che si perdono, il lavoro che non si trova?

«E’ un momento importantissimo, uno degli ultimi nodi da sciogliere prima di entrare nella grande piena di un fiume: poi la vita diventa ognuno per conto proprio. Ma tutto quello che hai imparato nello stare in gruppo rimane. Questo dovrebbero trasmettere i professori: non le nozioni, ma il piacere della conoscenza, la capacità di sapersi organizzare. Insegnare oltre i testi: perché la scuola può essere una vera scuola di vita.»

Ha appena pubblicato “Cercasi Niki disperatamente”. La sua Niki, come ha vissuto gli esami di stato?

«Il mio nuovo lavoro è il pre-quel di “Scusa ma ti chiamo amore”, nel quale Niki sta facendo la maturità, con il grande dolore che deriva dalla consapevolezza di affacciarsi in un’altra dimensione, dei dubbi sulla strada da prendere. E’ una cosa che devono affrontare soprattutto le ragazze, i maschi in qualche modo rimangono più uniti. -Niki si trova nel momento del passaggio che stanno vivendo tanti ragazzi italiani proprio in questi giorni. Con una nota in più: la storia d’amore con un uomo più grande 20 anni di lei.»

Federico Moccia, 44 anni, sembra ancora un ragazzo, a parlare di scuola.

La sua ultima avvertenza ai ragazzi che lo leggono avidamente la peschiamo da “Tre metri sopra il cielo”: «Teneteveli ben stretti i vostri pezzi di ricordi, vi capiterà di averne bisogno una notte senza luna, quando tutto vi sembrerà inutile e avrete la sensazione di essere davvero su questo pianeta, ma per fortuna, in una posizione privilegiata per guardare le stelle» .

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