Valerioventuri’s Weblog

giugno 12, 2007

Il ‘vizietto’ della Cina: lavoro minorile, ombra sulle Olimpiadi

Filed under: attualità,europa/mondo,politica — valerioventuri @ 10:28 am

Giugno 12th, 2007

pubblicata su il secolo xix, http://www.ilfattonline.com

Milano. Le Olimpiadi cinesi sono macchiate dal lavoro minorile: la denuncia è mossa dalla Tuc, la federazione dei sindacati inglesi, sulla scorta di una ricerca, anche sul campo, di Playfair Alliance, una ong che si occupa di bambini. Ne viene fuori il ritratto di migliaia di babyoperai alle prese con sostanze tossiche, 15 ore al giorno senza festivi, per produrre il merchandising delle Olimpiadi del 2008.
Il report della Playfair Alliance parla di 4 aziende in cui sono stati trovati a prestare opera più di 20ragazzi sotto i 16 anni, “assunti” durante le vacanze invernali per sfornare 30 mila oggetti: spesso con il placet delle madri, bisognose di soldi per pagare le rette scolastiche ai figli. Gli industriali incriminati pagavano i minidipendenti meno della metà del minimo
di legge. Inutile parlare di rispetto delle regole di sicurezza.
Così, a cosa fatta- e notizia diffusa-gli orientali, capitanati da Jiang Xiaoyu, sono scesi incampo. Il comitato locale fa
dichiarazioni di principio e chiede una verifica delle scomode affermazioni del report. Il governo di Pechino non è nuovo a critiche. L’assegnazione dei giochi aveva già irritato e creato perplessità nell’opinione pubblica internazionale: perché offrire
tale chanche ad un paese che non rispetta i diritti umani, né l’ambiente, e che nicchia sulDarfur?
Di fatto, si è comunque sottovalutata l’esigenza di una maggiore severità nella gestione degli appalti per i “Beijing Games”. Le industrie che hanno preso le commesse hanno iniziato a fabbricare giànel2002, parola d’ordine: quantità eminimo costo.
In prima fila, nel riportare l’attenzione su valori irrinunciabili, prima ancora di quelli olimpici, c’è la Gran Bretagna. Il comitato organizzatore di Londra 2012 (il Locog) promette: «da noi non succederà».
La Cina ha fatto mea culpa, giustificandosi con la fretta, richiamando
l’attenzione sull’industria del falso, promettendo durezza contro i trasgressori.
Ma la storia, purtroppo, non finirà qui. C’è da modificare una forma mentis. Lo pensanoGuglielmo Epifani e Han Dongfang, fondatore del primo sindacato nazionale, recentemente definito dalla stampa “il Walesa dei Cinesi”, ora in esilio a Hong Kong. Si sono incontrati ieri a Milano alla FondazioneCorriere.
Dongfan, operaio contestatore con gli studenti nell’89, parla della Cina
che aumenta del 9,8% il proprio pil ogni anno. Un gigante dai piedi d’argilla:
«i soldi sono fatti a dispetto dei diritti e dell’ambiente: sono costi per i cinesi e per il resto del mondo. Se consideriamo queste cose, il nostro prezzo del lavoro è il più alto….Da noi purtroppo è ancora considerato normale che si muoia per lavoro, che i bimbi lavorino. E questa non è una vera crescita, e non è sostenibile.Ma chi è al governo sa che non potrà più andare così». Epifani sostiene che il modello cinese mette in discussioneimo di pensare.«E’ un mercato senza democrazia e libertà. Io credo che: o vince la logica dello stranezza della regola, o ci sarà un’apertura. Non vedo alternative. L’industrializzazione forzata ha dentro di sé i suoi limiti. Per innovazione vera c’è bisogno di libertà.”
Dongfang annuisce e si fa zen: «la Cina è una pentola che bolle su una formica, e la pentola è sempre più calda…Il cane, si dice, morde quando ha paura». Per ora il “canePaese” si limita a nascondere sotto la sabbia le malefatte. Ma se è vero che «la repressione va di pari passo alla crescente consapevolezza», potrà pure essere che le Olimpiadi, oltreché soldi e infrastrutture moderne, portino emancipazione. Ovvero: sani problemi per il Partito Comunista centrale, e più bambini a calciare (e non a cucire) palloni.

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