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aprile 24, 2007

Alain Gerard Slama: Regressione democratica e futuro prossimo francese

Filed under: attualità,cultura,europa/mondo,interviste,politica — valerioventuri @ 10:23 am

Aprile 24th, 2007

di Valerio Venturi

Milano. Mondo, 2007: è il tempo della ‘regressione democratica’. A sostenerlo è l’autorevole Alain-Gérard Slama, docente dell’Istitut d’Études Politiques di Parigi, editorialista a “Le Figaro” e autore di “L’angélisme exterminateur”. Il francese, punto di riferimento del mondo culturale e accademico, ha fatto capolino in Italia per presentare la versione tradotta del suo ultimo lavoro, intitolato, per l’appunto, “La regressione democratica – Se l’individualismo tribale ferma il processo di civilizzazione illuminista” (ed. Spirali). Lo abbiamo incontrato per meglio comprendere il significato delle sue suggestive tesi, che buona eco hanno avuto in Francia e nel resto del mondo.

La sua opera è una riflessione sul mondo che c’è e che verrà: sulla nostra epoca, il dopo 11 settembre, il momento dello “scontro delle civiltà”, per dirla con S. Hungtinton. Il riferimento costante è all’opera dei filosofi dell’età dei lumi, padri da recuperare per una modernità in stato di crisi.

Professor Slama. Anzitutto: in quale mondo viviamo, oggi?
Questa è una buona domanda, perché mi permette di dire che non sono un pessimista. E’ un mondo dove tutto è possibile e al tempo stesso gli orizzonti sono chiusi, un po’ come scriveva J.P. Sartre a proposito degli anni ‘30. In questa epoca, sono congiunte le grandi paure tipiche di tutti i millenarismi: si teme la fine del mondo; si temono le invasioni, l’immigrazione; c’è la paura delle epidemie, che sia l’Aids o l’aviaria (per la prima volta ho visto in prima pagina su ‘Le Monde’ la notizia della morte di un gatto!); infine, c’è la paura degli esclusi. La tecnica può avere usi o significati ambivalenti, come già indicato nel capitolo quinto del ‘Notre Dame’ di V. Hugo: internet è luogo di disinformazione e ingiuria, m anche strumento di tolleranza e apertura… E’ nata una nuova dimensione della percezione: i media possono fomentare solipsismi o divenire strumenti per comprendere. Spesso, sono usati solo per diffondere luoghi chiusi: i gruppi di comando sono di minoranze opprimenti, non rappresentativi. Questa è una evidente disfunzione della democrazia. E’ l’epoca dei particolarismi, dei regionalismi: ci sono molte comunità, e ogni comunità non comunica con le altre, pretendendo tolleranza per sé ma non offrendola per le altre… Un dialogo tra sordi… …Direi che è molto, per chi deve affrontare il futuro. Non ci sono state epoche ricche di conflitto come la nostra. Ma questo è anche un fatto positivo, perché può portare a cercare soluzioni. Il rischio di sostituire la violenza al conflitto, però, è grande.
Che ruolo può giocare la UE in questo ‘mosaico’, fatto di gruppi chiusi, non rappresentativi, che normalizzano i singoli e che non comunicano tra loro?
Il problema della comunicazione è da risolvere già al nostro interno. Francesi e tedeschi, ad esempio, non comunicano più molto bene. E’ normale: in periodi difficili, gli interessi particolari portano alla crisi della condivisione dei principi. Ma bisogna fare delle scelte: la costituzione europea è un buon punto di partenza, perché è un insieme di principi possibili di politica comune. Se si scrive una storia del XIX° e XX° secolo, la sintesi di ogni azione è la volontà di costruzione delle nazioni. Sarebbe un paradosso voler costruire un’Europa senza considerare queste basi. Lo scenario è quindi complesso, le regole sono diverse, più si unifica più si rischia di violare ‘l’altro’. Io non sono un filosofo, ma uno storico, e il mio studio è una riflessione: quando Renan si chiedeva cos’era una nazione capì che non è la razza, non è la lingua, non sono le frontiere, elementi mutabili. Non sono le religioni, che sono regolatrici della coscienza dei singoli e non dell’attività della società. E’ piuttosto la volontà di vivere insieme, il contratto. Possiamo avere più ruoli, carte di credito, parlare più lingue; ma la chance è non confondere più ruoli con più identità, e ripartire dalla volontà di vivere un percorso comune.
Lei è uno dei protagonisti del dibattito politico francese. Può dirci, passando all’attualità che riguarda il suo paese, quali sono gli scenari che prevede per il presente e il prossimo futuro?
E’ un periodo di piena attesa. C’è stata una crisi dinastica: il ‘vecchio leone’, Chirac, per la prima volta ha avuto una maggioranza che non lo sostiene; così è accaduto all’opposizione. I francesi sono pronti a vedere chi uscirà, dallo scontro tra i ‘delfini’, che inizialmente non sembravano stelle di primo piano, ma che poi si sono mostrati come emblemi di un buon cambiamento generazionale. Vedremo…
ogni paese appartiene culturalmente e giuridicamente ad un insieme.”Un’ultima domanda. Come va la Francia di Sarkozy? In Italia qualcuno crede sia fortemente europeista…“Aspettiamo, di sicuro ha un immenso potere.”

Segue silenzio. Badinter sembra più interessato a parlare d’altro. Ad esempio, delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese condannati a morte in Libia perche’ accusati ingiustamente di avere infettato con l’Aids centinaia di pazienti. “Sono innocenti incriminati, occorre che l’opinione pubblica si mobiliti”.

Dalle colonne di Le Monde, ai congressi internazionali, l’Avvocato è sempre in prima linea. Scrive: “Finchè fucileranno, avveleneranno, decapiteranno, impiccheranno, supplizieranno, non ci sarà pace per coloro che credono che la vita è il valore supremo per tutta l’umanità e che una giustizia che uccide non è giustizia.”

Una bella lotta laica, con avversari forti.

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