Valerioventuri’s Weblog

maggio 25, 2006

Liriche esplicite – il rap italiano di Fabri Fibra

Filed under: interviste,italia,spettacolo — valerioventuri @ 12:58 pm

giovedì 25 maggio 2006 
Milano. Jovanotti è lontano anno luce. Qui, dalle parti di Fabri Fibra, c’è aria di hip-hop internazionale. Stile cattivo, ma senza gangstar e sparatorie. Un rap italiano originale che racconta la storia di Fabrizio Tarducci – classe ’76, da Senigallia – assurto agli onori delle cronache con il nuovo album “Tradimento”, anticipato dal singolo “Applausi per Fibra.”
Nelle sue canzoni c’è tutta la vicenda di un 28enne normale, che tra storie di canne e puttane afferma : “…non canto, io maltratto, è una vita che combatto”. Fabri Fibra anche per questo gli applausi se li merita. Per la gavetta – il suo primo album è del 2002; per le idee musicali; per l’inusuale franchezza dei testi: crudi, espliciti. Ma che piaceranno alle generazioni dell’’horror vacui’ cui anche lui appartiene: un ‘vuoto’ pieno di tv, sesso, superficialità, ipocrisia con il quale ci si trova a dover fare i conti, nolenti o volenti, tutti i giorni. Nel cd dici che la tua “è musica che aiuta a sfuggire dal niente.” Qual è il ‘niente’ da cui nasce “Tormento”? Il vuoto è il vuoto esistenziale, quando non sai cosa fare. Problemi normali, dopotutto… L’antidoto è il rap e il suo ‘suono assassino’? E’ uno strumento di critica di società ma anche dell’individuo. E’ amore per la musica puro. Se non provassi emozione non ci sarebbe motivo Quando ascolto un disco mi aspetto che mi intrattenga e che riesca a farmi digerire certe situazioni, almeno a livello emozionale. La mia musica vuol far riflettere sulle cose schockanti che accadono… I tuoi testi sono molto diretti, è una delle poche volte che su un cd italiano compare l’etichetta “testi espliciti.” E’ stato difficile andare avanti? Sono arrivato alla Universal dopo 8 anni di autoproduzioni, perchè si sono accorti del seguito che si era creato con i dischi precedenti. Il primo, stampato da solo e prodotto da Neffa, aveva venduto mille copie. Le prime serate c’erano 20 persone a vedermi, alle ultime c’era la gente fuori. dai mille fallimenti si impara qualcosa Ma il disco non si trovava nei negozi. Questo è un passo obbligato. Ma se hai credibilità, hai carta bianca. Però abbiamo dovuto avvetire la gente che i testi sono espliciti. Il rap è una musica diretta che vuole aprire gli occhi, con la stessa dinamica di un horror. Che butta nell’obiettivo cose che succedono, e nel farlo crea intrattenimento. Non temi di poter essere frainteso? Il discorso del fraintedndimento è il primo. I miei dischi vengono capiti dopo più ascolti, ma la reazione c’è subito, e spesso è di disgusto. Ma io non invento niente, dico solo le cose che ci capita intorno. Sei stato in inghilterra…Raccontaci Un tipo del kebab diceva: ‘tutti quelli con problemi vengono qui’. Speri di vedere qualcosa peggio dell’Italia. Stavo vicino a Londra, città che era trroppo grande, mi cuoceva anche dal punto di vista economico. In Italia lavoravo in una azienda familiare, 72 anni di apprendistato, 10 ore al giorno che soffocavano la mia musica. Ero talemente frustrato che tutto intorno stava iniziando a cadere. La passione era scomparsa. Sono andato a lavorare alla Papermate un anno e al ritorno avevo spurgato. Mi sono re-innamorato della musica in Gb. Lì la la gente la ama. Cosa capiterà al rap italiano, ora che sta diventando fenomeno di massa?. La mia tecnica è affinata, dopo 10 anni finisco sotto il riflettori. Domani a un altro. L’hip-hop è ciclico. Il punto in comune è la passione. E la scena musicale italiana? In generale non è coraggiosa. Ci sono standard che si continuano a ricalcare perché funziona..il romanticismo mistico..io ho bisogno di qualcosa che quasi lo odori… la sera dopo una giornata infernale quando vedo la mia ragazza ho più voglia di menarla che di romanticismo. La scena indipendente è gonfia di talenti ma vengono date poche opportunità di espiremrsi con la propria attitudine. Ma le cose stanno cambiando. Anche qui c’è sempre paura di rischiare come in tutto Quali sono i tuoi riferimenti, da ascoltatore? Un sacco di musica metal, Guns e Metallica Poi i Beastie Boys, mi sono avvicinato con loro ai testi dell’hip-hop. I Guns non dicevano un cazzo…Oggi i ragazzi escono con la musica urbana, più hip hop, sono più incuriositi. E più mondiale, hanno internet, noi il passaparola. Ma nel rock c’è più interesse per la storia. Da Senigallia ti sei trasferito a Milano. Come ti sembra Milano? e l’Italia di oggi? Per me è una botta. Ti confronti con un sacco di gente che cerca lavoro che viene da ogni dove.. possibilità, ma anche agonismo, e più gente vedi e più senti il vuoto, perchè ognuno e perso nel suo microcosmo e cerca di tirare avanti. In Italia…Siamo tutti più attenti ad aspettare che le cose cambino senza cercare di capire perché le cose cambiano. Noi i contratti di lavoro sfigati ce li abbiamo da un pezzo, nessuno è mai andato in piazza. Qui non ci crediamo più. Ci si isola per pensarci il meno possibile. Io sono il primo a non crederci, nella politica: le leggi non si interessano alle nuove generazioni. Fanno solo in modo di fare andare avanti i soliti traffici. O sei figlio di papà o sei fottuto. Una casa non te la comprerai mai, fai prima a suicidarti. Ti scoraggiano a creare quello su cui l’Italia è fondata: il nucleo familiare. Ancora a 35 anni non riesci a stare da solo. Quando vai all’estero ti accordi di quante cose soffocanti ci sono in Italia. Tanti micronuclei e ognuno pensa a sé, mandare avanti amici e parenti..Il successo – e le lotterie – qua sono utopie. Il guaio dell’italia: siamo ipnotizzati dal nostro inno e non ci rendiamo conto che siamo fregati..Se provi qualcosa di diverso dai genitori sei ‘amibizioso’, ‘strano’. E’ comunque un paese che continua a cambiare, anche in politica, leggi strane, figure nuove…un situazione in cui i giovani non sanno più in cosa credere tra lavoro precario, pensioni. Io dico nel mio disco: siamo in questa situazione qua. E la vedo buia. Esci da un recinto e ti trovi in un mondo che non è il tuo. Ma in realtà e fuori la vita. Il successo ti sta cambiando? Questo è l’inizio per me. Hanno accetatto tutto, mi sento libero. Sono curioso di sapere come verrà preso il mio disco. In realtà io non invento niente. In singolo è una rappresentazione e basta. Poi…Sei sempre in giro, ti sei perso in quello che devi fare..quasi ti estranei..Guardo come vanno le cose, per ora. Progetti per il futuro? Scopare con una pornostar, fare un sacco di dischi e fare di chiarezza nella testa, un po’ di tranquillità La ‘fibra’, insomma, c’è. Qualcosa succederà. Di (quasi) sicuro c’è che Fabri Fibra non andrà a Sanremo, e che il singolo “Applausi per Fibra”, spinto da un video equipaggiato di trans del sito rosa-rossa.it, sta avendo un buon successo di pubblico. Niente fenomeno “Mondo Marcio”, quindi, ma un percorso parallelo portato avanti sulle orme dei grandi rapper americani. “Tormento” non suona ‘cantuatorale’ alla Frankie Hi-Nrg, non è nello stile contaminato di Caparezza e nemmeno assomiglia alle produzioni più leggere di Gemelli Diversi o Articolo 31. E’ originale: un po’ confessione, un po’ pugno sui denti, con 17 tracce di monologo da cui traspare anche un certo divertimento, come testimoniato dalla citazione di Renato Zero “Il Triangolo Sì”, dagli intermezzi parlati, dalla parodia de “La Pula bussò”– sulle orme della Bertè de “La Luna Bussò”. Tarducci come la Bertè? Anni lontani, autori lontani. Ma lo stile e il disagio esistenziale ci sono sempre. In questo caso, il fil rouge della produzione è l’urlo di una generazione meno volgare della volgarità entro cui si muove e che denuncia come può. Fibra: o conquista o si odia. Nei migliori negozi di dischi. Valerio Venturi 

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